Ipoacusia neurosensoriale

Il deficit della funzione uditiva, meglio noto come ipoacusia, colpisce soggetti di tutte le fasce di età e può causare dei disturbi fortemente invalidanti sia per il soggetto colpito sia per le persone care attorno a lui. Generalmente si manifesta in maniera progressiva e questo potrebbe renderla più difficile da riconoscere.

Tra le tipologie di ipoacusia più diffuse c’è l’ipoacusia neurosensoriale, che colpisce circa il 90% degli adulti che hanno disturbi dell’udito. 

Che cosa è l’ipoacusia neurosensoriale?

Esistono due tipologie di ipoacusia neurosensoriale:

  • ipoacusia cocleare: è una diminuzione delle capacità uditive da ricondurre ad un danno dell’orecchio interno, in particolare alle cellule dellacoclea, che non riesce più a trasformare in modo efficace le vibrazioni sonore in impulsi nervosi.  Il deficit può riguardare un solo orecchio (ipoacusia monolaterale) oppure entrambe (ipoacusia bilaterale).
  • ipoacusia retrococleare: in questo caso il nervo acustico è fortemente danneggiato e non è più in grado di trasmettere ai centri uditivi superiori gli impulsi nervosi provenienti dalla coclea.

È opportuno ricordare che l’ipoacusia neurosensoriale può presentarsi in maniera repentina. Infatti, l’ipoacusia neurosensoriale improvvisa è un grave abbassamento delle capacità uditive di origine sconosciuta che si verifica in meno di 72 ore e che quasi sempre colpisce solo un orecchio.

La causa è sconosciuta, così come l’esatta incidenza, anche se sembra colpire più comunemente le persone di età compresa tra 43 e 53 anni. Nel caso in cui ci si trovi in questa situazione, è fortemente raccomandato di richiedere immediatamente assistenza medica in modo da non chiudere la finestra utile per l’intervento (massimo 3 giorni).

Sintomi dell’ipoacusia neurosensoriale

Le conseguenze più comuni dell’ipoacusia neurosensoriale coinvolgono la riduzione della chiarezza e intensità con cui vengono percepiti i suoni. I sintomi più diffusi possono essere sia fisici sia comportamentali e possono includere:

  • discorsi e suoni percepiti come ovattati;
  •  difficoltà a comprendere le parole, specialmente in presenza di molte persone o con forti rumori di fondo;
  • difficoltà a percepire alcuni particolari suoni consonantici (ad esempio il suono “s” o il suono “f”);
  • necessità di chiedere spesso agli altri di parlare più lentamente, più chiaramente e più forte;
  • necessità di aumentare il volume del televisore, della radio o di vari dispositivi elettronici;
  • tendenza a evitare le conversazioni;
  • tendenza a ritirarsi da alcuni contesti sociali.

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Le cause dell’ipoacusia neurosensoriale

Le cause dell’ipoacusia neurosensoriale sono numerose e possono riguardare diversi elementi. Vediamo i principali:

Invecchiamento

Tra le prime c’è sicuramente l’invecchiamento; da questo deriva il termine “presbiacusia” con cui si definisce l’ipoacusia correlata all’età. L’ipoacusia in genere progredisce lentamente ma in modo costante a partire dai 60 anni e colpisce generalmente entrambe le orecchie. Le persone che sono state a lungo esposte frequentemente a rumori forti, soffrono di diabete oppure sono fumatori potrebbero avere una maggior predisposizione a questo deficit.

Quando la presbiacusia è di origine neurosensoriale, l’ipoacusia riguarda i suoni e le parole ad alta frequenza e la presenza di rumore di fondo peggiora la situazione. Se non viene trattata correttamente, l’ipoacusia negli adulti in età avanzata può portare a un progressivo ritiro sociale, depressione, isolamento, stress familiare, aumento del rischio di lesioni da caduta, declino cognitivo e demenza.

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), entro il 2025 in tutto il mondo 1,2 miliardi di persone di età pari o superiore a 60 anni soffriranno di presbiacusia e oltre 500 milioni di persone presenteranno problemi uditivi importanti.

Rumore

L’ipoacusia indotta dal rumore (NIHL) o da esposizione a rumori forti, è la causa più prevedibile di ipoacusia neurosensoriale. È graduale, colpisce entrambe le orecchie ed è normalmente accompagnata da un ronzio o una vibrazione nelle orecchie (acufene). L’esposizione al rumore può essere legata all’ambito professionale o ricreativo, oppure essere accidentale. Spari, esplosioni, fuochi d’artificio, macchinari e strumenti musicali molto rumorosi possono causare un’ipoacusia irreversibile accompagnata da acufene con suoni acuti. Sebbene l’ipoacusia da rumore sia strettamente associata all’esposizione a rumori professionali, può essere altresì causata da strumenti di uso quotidiano come: dispositivi musicali portatili personali, giocattoli rumorosi, asciugacapelli, frullatori da cucina ed eventi sportivi.

Un rapporto del 2017 ha rilevato che negli Stati Uniti quasi un adulto su quattro di età compresa tra 20 e 69 anni ha mostrato segni di ipoacusia da rumore sottoponendosi a un test dell’udito su uno o entrambe le orecchie. Lo stesso rapporto ha suggerito che da 10 a 40 milioni di adulti di età inferiore a 70 anni negli Stati Uniti potrebbero soffrire di ipoacusia da rumore in base ai risultati dei test dell’udito.

Sindrome di Ménière

L’ipoacusia neurosensoriale associata alla sindrome di Ménière è improvvisa e colpisce un solo orecchio. È spesso accompagnata da acufene, sensazione di congestione o “pienezza nell’orecchio” ed episodi di vertigini. Quando l’orecchio interno si riempie di liquido in eccesso, può danneggiare le delicate cellule ciliate dell’orecchio interno, provocando un’ipoacusia permanente.

Trauma cranico

I soggetti che hanno subito un forte trauma cranico possono soffrire di ipoacusia insieme ad acufene forte e invalidante. Se l’orecchio subisce danni diretti, questi possono provocare disturbi dell’udito e capogiri. L’ipoacusia è in genere associata a gravi lesioni alla testa causate, per esempio, da colpi o oggetti contundenti. Le fratture dell’osso temporale che interessano il labirinto osseo (coclea o vestibolo) possono causare ipoacusia neurosensoriale. La maggior parte delle volte, quando un individuo soffre di vertigini o ipoacusia post-traumatica, sono presenti segni di lesioni alla testa come una frattura del cranio, lividi, gonfiore e abrasioni.

Neurinoma acustico

Il neurinoma acustico - chiamato anche schwannoma vestibolare - è un tumore benigno che, nel 90% dei soggetti, provoca una graduale ipoacusia unilaterale e, di solito, riduce la percezione dei suoni ad alta frequenza. Sebbene l’ipoacusia sia progressiva, in molti soggetti (circa il 12% dei casi) si verifica improvvisamente. Tra gli altri sintomi ci sono senso di vertigini, acufene e debolezza del nervo facciale.

Farmaci ototossici

Diversi studi hanno dimostrato che molti disturbi dell’udito sono collegati a più di 200 medicinali diversi. I farmaci ototossici causano danni alle cellule sensoriali dell’orecchio interno. I più comuni includono aspirina a dosi molto elevate, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene e naprossene, antibiotici, alcuni farmaci chemioterapici e diuretici dell’ansa. L’acufene è spesso il primo sintomo, seguito da ipoacusia e vertigini. In alcuni casi i sintomi si esauriscono in seguito all'interruzione del trattamento. Tuttavia, in alcuni casi, è possibile che si verifichi una perdita permanente dell’udito.

Familiarità

Analogamente a molti altri disturbi e malattie, i geni e l’ereditarietà familiare possono giocare un ruolo fondamentale nell’ipoacusia. Con l’età, i geni dell’udito possono mutare o diventare più soggetti a causare danni e deterioramento delle orecchie. L’ipoacusia neurosensoriale genetica sembra essere due volte più comune nei Paesi sviluppati rispetto ai Paesi in via di sviluppo. Mentre questo tipo di ipoacusia viene diagnosticata molto frequentemente tra i bambini, la predisposizione genetica può aumentare il rischio di ipoacusia, soprattutto se associata a farmaci ototossici e rumore negli anziani.

Diagnosi

Nel caso in cui si percepisca un peggioramento del proprio udito è bene rivolgersi subito a uno specialista per trovare il modo migliore di risolvere il problema. Il medico effettuerà un esame approfondito dell’orecchio, prenderà nota dell’anamnesi del paziente, farà alcune domande sui sintomi specifici e si informerà sui problemi di udito accusati da altri membri della famiglia. Di seguito, alcune domande che il medico potrà porre durante una visita:

  • Quando ha avuto inizio l’ipoacusia?
  • È stata improvvisa o l’udito è peggiorato gradualmente?
  • L’ipoacusia riguarda un solo orecchio o entrambe le orecchie?
  • Avverte un ronzio nell’orecchio, una sensazione di pienezza, capogiri, secrezioni dall’orecchio o dolore all’orecchio?
  • Ci sono casi precedenti di ipoacusia nella sua famiglia?
  • È stato esposto a rumori forti sul posto di lavoro?
  • Ha mai sofferto di infezioni o lesioni alle orecchie oppure ha avuto problemi di udito prima d’ora?
  • Ha mai avuto un ictus, soffre di diabete oppure è cardiopatico?
  • Quali farmaci sta assumendo attualmente?
  • Le hanno prescritto antibiotici per via endovenosa, diuretici, salicilati o chemioterapici?

Durante la visita il medico potrebbe utilizzare un dispositivo chiamato otoscopio per esaminare il condotto uditivo alla ricerca di tappi di cerume, corpi estranei o alterazioni cutanee. Successivamente lo specialista può consigliare al paziente una visita da un audiometrista, il quale eseguirà un audiogramma per determinare tipo, grado e caratteristiche dell’ipoacusia: questo test indica a quale livello di intensità i suoni, emessi a diverse frequenze, vengono percepiti.

In alcuni casi, il medico potrebbe arrivare a prescrivere una TAC (tomografia computerizzata) o una risonanza magnetica (RM) della testa e un test ABR (potenziali evocati uditivi del tronco encefalico) per l’udito.

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Trattamenti e rimedi

Il trattamento dell’ipoacusia neurosensoriale viene definito sulla base della causa primaria dell’ipoacusia e soprattutto dal grado del deficit riscontrato dall’audiologo. Di conseguenza per poter eliminare questo problema è possibile procedere così:

  • osservazione costante con ripetuti test dell’udito;
  • corticosteroidi, assunti per via orale o iniettati attraverso il timpano, in modo da ridurre il gonfiore e l’infiammazione delle cellule ciliate dell’orecchio interno;
  • valutazione e regolazione degli apparecchi acustici o di altri ausili uditivi;
  • intervento chirurgico per correggere la causa all’origine dell’ipoacusia;
  • intervento chirurgico per collocare un impianto cocleare, ossia un dispositivo elettronico impiantato dietro l’orecchio che stimola le fibre uditive nel nervo acustico.

Sebbene non sia sempre possibile, l’American Speech-Language-Hearing Association ha suggerito alcuni accorgimenti che potrebbero permettere di preservare l’udito e soprattutto di non sviluppare un’ipoacusia. I consigli forniti sono:

  • evitare le situazioni in cui bisogna urlare per essere sentiti;
  • limitare l’esposizione a macchinari rumorosi e indossare  otoprotettori come cuffie o auricolari;
  • evitare di sedersi vicino agli altoparlanti in occasione di eventi rumorosi;
  • abbassare il volume quando si ascoltano musica, filmati e videogiochi, soprattutto se si usano cuffie o auricolari.

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Come si sente quando si soffre di ipoacusia neurosensoriale?

Quando si subiscono danni permanenti alle cellule ciliate dell’orecchio interno, i suoni sono percepiti meno intensamente e soprattutto il  parlato potrebbe apparire distorto. Per gli anziani è più semplice perdere la capacità di distinguere suoni ad alta frequenza e distinguere suoni consonantici come la “s” e la “f”. Il risultato sarebbe delle conversazioni poco chiare e addirittura incomprensibili.

I danni alle cellule ciliate dell'orecchio interno e ai nervi ad esse collegati possono rendere più difficoltosa la distinzione tra le diverse frequenze sonore.

Arthur Boothroyd, ricercatore dell’udito e del linguaggio, ha fornito un’analogia di questa sensazione in un’intervista a NPR, una rete radiofonica americana: “Le frequenze sonore sono come i colori dello spettro visibile: immaginiamo il rosso che sfuma nel giallo e il giallo che sfuma nel verde, e così via. È questo che riteniamo accada nella coclea”.

I bambini ne possono soffrire?

In Italia, circa 1-2 bambini su 1000, nascono con un disturbo dell’udito permanente. Secondo le stime di Istat, ogni anno nascono in media 500 bambini con ipoacusia neurosensoriale. In un caso su 4, il deficit uditivo è così grave da pregiudicare il normale sviluppo del linguaggio. Grazie alle nuove tecnologie disponibili e allo screening uditivo neonatale eseguito entro il primo mese di vita, è possibile restituire ai bambini un udito molto vicino alla normalità, cercando di evitare quindi l’insorgenza di disturbi del linguaggio o addirittura di mutismo. Il trattamento deve essere iniziato in età pre-linguale,  categoricamente prima dei 2 anni di età e preferibilmente entro il primo anno di vita.

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